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Il Fatto

Fischi in mondovisione: le Universiadi politicizzate

Non ho mai seguito da vicino i grandi eventi, non ho mai amato le grandi adunate di massa, non ho mai chiesto un solo biglietto omaggio, accredito o altro per essere presente in tribune VIP o in settori esclusivi per la stampa. Ho preferito sempre starmene sul mio comodo divano seguendoli attraverso lo schermo, come accaduto la sera del 3 luglio in occasione della cerimonia inaugurale delle Universiadi, commentata per la RAI da cronisti che, vista la portata, avrebbero fatto bene a munirsi almeno di appunti e cenni storici sulla città per evitare alcune castronerie, oltre che di inciampare nei soliti luoghi comuni. Fortunatamente, il pessimo audio ha mitigato il tutto ma non ha evitato certi dosaggi abilmente manovrati di sonori fischi all’indirizzo del Sindaco di Napoli, del Presidente della Regione, dell’inno nazionale, di alcune rappresentanze di atleti e forse altro non ben recepito attraverso lo schermo.

Nulla di nuovo, tutto come previsto. Anche questa volta, seppur in minima parte, è andata in onda la migliore rappresentazione dell’imbecillità, del decadimento culturale che sin dall’inizio dell’era berlusconiana si è accresciuto man mano, alimentando schiere di quelle teste utili solo a tenere divise le orecchie – Tene ‘a capa sulo pe’ spartere ‘e rrecchie –, modo di dire autenticamente napoletano. Un vuoto cerebrale sul quale abilmente qualche forza politica ha costruito tutto il suo percorso trovando compagni di avventura ammaliati dai canti delle sirene padane, evidentemente accumunati da quel nulla su cui è stato realizzato anche il patto scellerato.

I fischi diretti ai rappresentanti delle istituzioni, ai simboli di questo Stato e ad alcune rappresentanze sportive hanno illuminato e circoscritto quei settori di cui la politica più mediocre e becera si sta servendo negli ultimi decenni, giungendo perfino a plaudire, come fatto attraverso i social da parte del responsabile del Viminale, in particolare per quanto riguarda le rimostranze all’indirizzo di Luigi de Magistris. Coerente come sempre, come negli anni al governo con l’ex Cavaliere, condividendo le gesta del fondatore della sua forza politica, quel tal Bossi che dichiarò di pulirsi il culo con la bandiera italiana, lo stesso Bossi della truffa da 49 milioni di euro premiato proprio da Matteo Salvini con la nomina a senatore della Repubblica.

Questa è l’Italia piccola piccola andata ancora una volta in onda in occasione di un evento internazionale, un’Italia che non si smentisce neanche nel corso di una manifestazione con al centro 6000 giovani provenienti da 118 Paesi, un momento eccezionale che avrebbe dovuto trovare coese innanzitutto le istituzioni – le quali, va dato atto, hanno lavorato e prodotto risultati positivi – ma che qualcuno, proprio come quella parte becera e cafona in diretta dal San Paolo, ha voluto trasformare in momento di campagna elettorale, una pagina pietosa che difficilmente potrà essere cancellata seppur da un apprezzabile discorso finanche, in parte, in lingua inglese.

Ma quante di quelle bocche dalle quali sono partiti i fischi sono le stesse che puntualmente vomitano il peggiore odio razzista negli stadi mostrando talvolta svastiche e simboli che andrebbero distrutti all’istante invece degli striscioni inneggianti all’amore? Tutte o, almeno, gran parte perché quei fischi partiti da fauci come fogne appartengono a chi non ha neanche minimamente senso dello Stato – come del resto anche i suoi rappresentanti –, né ha il minimo rispetto dovuto a simboli che tra non molto potrebbero contare nulla grazie a quella spaccatura del Paese voluta caparbiamente sì dalla Lega, ma nel silenzio e nella connivenza di quelle stelle sempre più cadenti che farebbero bene a staccare quanto prima la spina per salvare il salvabile del movimento. Nessun rispetto nemmeno per le delegazioni di giovanissimi atleti accolti con sonori fischi provenienti sempre dalle stesse fogne che fanno ancora più male nella città al centro del Mediterraneo, dalle braccia sempre protese all’accoglienza, dove nessuno è straniero.

Semplice completare l’identikit, la raffigurazione del vuoto capace di partorire tutto ciò che è assenza di cultura, del sapere, della convivenza civile, di quei valori non negoziabili senza i quali quelle bocche risulteranno sempre e soltanto fogne, logica conseguenza delle stesse teste utili soltanto a spartere ‘e rrecchie.

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