Attualità

Fare l’insegnante oggi: mala tempora currunt

È notizia di alcuni giorni fa, precisamente del 17 maggio scorso, quella che riguarda Maria Rosa Dell’Aria, insegnante di Lettere presso l’Istituto Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo che, anziché interrogare i suoi alunni su quanto prodotto in relazione a questioni inerenti temi di ricerca sviluppati in forma di video su xenofobia e discriminazione, ha visto intervenire direttamente la Digos per chiedere spiegazioni a lei sul perché abbia consentito a un gruppo di studenti di potersi liberamente esprimere sull’operato di sua eccellenza, il nostro attuale Ministro dell’Interno, in materia di immigrazione e sicurezza.

L’articolo 21 della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, recita così: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. All’articolo 33, invece, leggiamo: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento, di cui la Repubblica detta le norme generali.

A questi ragazzi è stato impedito di manifestare il proprio pensiero? Non sembrerebbe. Sono state violate le norme generali dell’istruzione sulla tutela fisica dei suddetti discenti o è stato impedito loro di avere libero accesso all’uguaglianza delle opportunità da garantire allo studio e alla libera conoscenza che ne deriva? Non sembrerebbe. E allora? Perché un’insegnante che agisce nel pieno rispetto dei dettami costituzionali viene sottoposta a provvedimenti di sospensione dal proprio lavoro, in perfetto stile repubblichino, più che repubblicano? Lo Stato venuto fuori dalla guerra e dalla lotta partigiana non impedisce, anzi, promuove la libertà d’insegnamento e la libertà di pensiero, che deve esser sempre messo nelle condizioni di potersi tramutare in azioni e in parole poiché, laddove questo venisse impedito, il tipo di regime che verrebbe a configurarsi non potremmo che nuovamente definirlo con l’appellativo di dittatura.

È questa la brace su cui intendiamo ardere? O ci siamo già bruciati? Posto che in un Paese come l’Italia la sicurezza dei cittadini sia messa veramente a rischio da parte dell’ingresso indiscriminato di persone fuggite da situazioni di disperazione e miseria e posto che un problema accoglienza esista e vada gestito, più che demonizzato a fini propagandistici, sperare che sia Nostra Signora Madre di Dio a risolverli per noi, invocandola in presenza di una campionessa della pace tra i popoli come Marine Le Pen, significa essere non solo inetti, ma anche vili e, soprattutto, in evidente malafede.

Individuare in un gruppo di studenti, che magari avrà anche elaborato un’interpretazione dei fatti distorta o incompleta, ma certamente non illegittima, tantomeno illegale, vuol dire perdere di vista il vero problema di fronte a cui la storia ci sta mettendo, ovvero il ritorno di vecchi modelli reazionari, fondati su logiche da primato della razza, del sangue e della spada, che paiono volersi saldare tra loro più per servire il volere di Dio che quello dei popoli ad autodeterminarsi. Ma, d’altronde, il 26 maggio prossimo si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo e questo non può di certo sfuggire all’attenzione di un’analisi ben condotta sui fatti recenti di Palermo, nonché dell’Italia tutta.

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, potremmo dire, ma se si parte da una situazione di accentuata claudicanza, va da sé che lo zoppo si ritroverà necessariamente a cadere, finendo con il mettere la propria testa tra le fauci di una tigre con cui continua ostinatamente ad avanzare la pretesa di poter ragionare. Nella fattispecie, se non si fosse ancora ben compreso, lo zoppo è Salvini, lì dove la tigre non può che essere Marine Le Pen. Tra i due contendenti, ora alleati, il terzo cede il passo alla paura e corre ai ripari, mettendo Maria Rosa dell’Aria alla porta per mano di un dirigente scolastico mostratosi o troppo pavido o troppo zelante, come spesso capita a quelle persone che scelgono di intraprendere la professione di insegnante o altra figura legata all’istruzione, al pari Don Abbondio che scelse di farsi sacerdote. Ma il resto del corpo docente è con Maria Rosa e in tutta la Penisola vanno organizzandosi, nel frattempo, presidi a difesa dell’onore professionale e della dignità personale di una persona che si riconosce pienamente nel mestiere di insegnante.

Ma allora, forse, la domanda che dovremmo porci è cos’è la scuola pubblica italiana oggi. Innanzitutto, dichiamo che è povera di risorse, di personale qualificato e ben selezionato a monte e, dunque, agli occhi dei più, giustificatamente sottopagato, anche perché, come fin troppo spesso si dice, quale altra categoria di lavoratori può beneficiare di tre mesi di vacanza ogni anno? Senza nessuno che si chieda però quale altra categoria di lavoratori svolga la metà circa delle proprie ore di lavoro al di fuori di quelle ufficialmente riconosciute. Eppure, le non pagate sono ore fondamentali nel lavoro di un insegnante poiché sono quelle dedicate alla ricerca di risposte da dare ai propri studenti, a se stessi, di preparazione ed elaborazione di idee, strategie, di contatto diretto con quel mondo verso cui indirizzare la vita dei propri allievi. Sono le ore in cui un docente impara a fare il docente, a patto però di esserlo e di sentirlo prima nel proprio intimo.

Maria Rosa dell’Aria, dunque, è un’insegnante, lo ha dichiarato lei stessa, si presenta da sempre al resto del mondo in quanto tale e altro non potrebbe essere. Per questo, a differenza dello Stato per cui lavora, non ha posto censura alla libertà di pensiero e di critica dei propri alunni. Il prossimo passo da compiere, dunque, non potrà che consistere nel riuscire a rendersi conto che quello stesso Stato censore, che ha castrato la libertà d’espressione di un gruppo di studenti, siamo noi. Siamo noi che avalliamo lo sfruttamento di tutti quei popoli gettati nella più autentica disperazione per via della visione neocoloniale che soprattutto alcuni nostri partner europei hanno del resto del mondo e su cui continuano imperterriti a ergersi quali rappresentanti del volere di libertà, uguaglianza e fratellanza di intere nazioni e relative classi dirigenti, buone solo a fabbricare consensi fondati su un impero di paure fomentate ad arte.

E, quindi, diciamolo pure apertamente: se tutto questo esiste e può continuare a esistere non è – solo – colpa di Matteo Salvini e di chi si riconosce nel suo operato, ma della disinformazione generale a cui la stragrande maggioranza dei nostri studenti è sottoposta, la quale si vede costretta a combattere contro una cronaca che espone gli esiti di un fenomeno, quello migratorio, senza raccontarne le cause. Lo sa molto bene Mohammed Konare, attivista panafricanista che vive in Italia e che rivendica, in ogni occasione possibile, la necessità di rispettare i diritti degli africani a essere liberi in Africa, più che vedersi costretti a liberarsi della terra di cui sono figli, ma della quale non possono nutrirsi, a conferma del fatto che viviamo in un’Europa che continua a guardare ciecamente a se stessa come fosse ancora l’ombelico di un cosmopolitismo di rapina che abbiamo smesso di definire brutalmente con il termine di colonialismo per giungere a ribattezzarlo con quello ben più social di globalizzazione.

Dunque, chi ha realmente sospeso Maria Rosa Dell’Aria dal suo ruolo di insegnante, il suo dirigente scolastico o tutti noi, che abbiamo tralasciato il giudizio sui reali mandanti e i loro subalterni alleati, esecutori ubbidienti di tutte quelle stragi di innocenti paragonate, forse in maniera piuttosto esasperata, ma sicuramente non avventata, con quanto accadde al popolo ebraico nel 1938 a seguito dell’approvazione delle leggi razziali promulgate da parte del regime fascista? Dimenticando in definitiva che se esiste Matteo Salvini è perché esistiamo noi, che all’interrogazione di un’insegnante capace di fare il suo mestiere nel pieno rispetto dei dettami previsti dai principi immodificabili su cui fonda la Costituzione, abbiamo preferito la violenza di un interrogatorio.

Mala tempora currunt, ma anche in tempi come questi non possiamo non riconoscere che chi lotta può anche perdere, chi non lotta ha comunque già perso in partenza. Dunque, hasta siempre Maria Rosa, quella parte di società che si riconosce in quanto civile è tutta con te.

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