Il Fatto

“Dobbiamo saziarci tutti”: la politica che ingrassa sui rifiuti e strozza il giornalismo

Ciò che tutti sapevano ma di cui nessuno parlava, lo ha finalmente svelato Fanpage.it. L’inchiesta giornalistica messa in piedi dal noto sito d’informazione circa il dramma dello sversamento illegale dei rifiuti in Campania sta portando alla luce fatti, nomi e volti della politica regionale coinvolti nel criminale esercizio di smaltimento illecito dell’immondizia, puntando i riflettori su un intricato sistema fatto di appalti truccati e laute mazzette destinate ai rappresentanti delle istituzioni.

Dobbiamo saziarci tutti, anzi no, deve sempre restarci un po’ di appetito. Sono queste poche parole – pronunciate da Lorenzo Di Domenico, amministratore della SMA, dimessosi in seguito allo scandalo provocato dal web-magazine –, a fotografare, nel primo dei sette video che compongono l’indagine, l’anima nera di un marcio banchetto a cui, da decenni, politica e mafia siedono insieme, fregandosene della gente dei territori coinvolti, della sua salute, dei suoi sacrifici.

La SMA è un’azienda che si occupa di rifiuti, incendi e monitoraggio dei territori della Terra dei Fuochi, ed è proprio dagli uffici della società controllata dalla stessa Regione che si apre la video-inchiesta dei giornalisti coordinati da Sacha Biazzo che ha coinvolto anche il figlio del Presidente Vincenzo De Luca, Roberto.

Hanno rischiato la pelle, camminato al fianco di camorristi grazie alla collaborazione dell’ex boss Nunzio Perrella che per anni ha gestito il traffico dei rifiuti in tutta Italia, hanno svelato il sistema di scarico dei fusti tossici che passa dal coinvolgimento di discariche in difficoltà economiche, lo hanno fatto in nome di quella libertà di cui la stampa nel nostro Paese deve tornare a godere, in nome di quel giornalismo d’inchiesta troppo spesso prerogativa dei soli Stati esteri, in nome di quella giustizia che le popolazioni dei territori coinvolti devono tornare a pretendere. Hanno agito, i ragazzi del direttore Francesco Piccinini, nell’indifferenza pericolosa della politica, in quel silenzio che Matteo Renzi ha prontamente chiesto di osservare finché le indagini saranno in corso, quel silenzio che, in questo contesto, però, sa tanto di intimidazione: «Finché c’è la magistratura, i politici è meglio che tacciano. E questo vale anche per voi.»

Già, perché se per il governatore della Campania, De Luca, i fatti venuti alla luce sono assimilabili a semplici effervescenze, per la giustizia, Piccinini è indagabile – e indagato – per reato di induzione alla corruzione, nonostante dai video, prontamente sequestrati ancor prima della messa in onda, si palesasse in maniera chiara che loro chiedevano a noi, loro parlavano di percentuali, loro – la SMA – telefonavano ai camorristi per essere certi della fattibilità dell’affare.

Nonostante l’inchiesta di Fanpage abbia portato la Procura di Napoli ad aprire un’indagine giudiziaria a carico di imprenditori e politici del territorio, svelato i partiti vicini a questo genere di interesse di stampo mafioso, paradossalmente, la stessa ha aperto un fascicolo anche verso i colleghi autori del servizio, accusati incredibilmente di aver favorito, con il loro lavoro, episodi di corruzione. Un fatto unico e gravissimo, una vicenda vergognosa che mina alla libertà di stampa, che scoraggia future indagini e nuovi pubblicisti a percorrere la strada del giornalista d’inchiesta, spingendoli tra le comode sedie della semplice cronaca senza rischio e opinione, un episodio che avrebbe dovuto scatenare lo sdegno popolare della società civile, della politica, in particolar modo dei colleghi tutti, dai piccoli quotidiani di città alle testate nazionali più autorevoli.

Invece, il lavoro di Fanpage ad altro non è servito – al momento – che per la solita, mera campagna elettorale, con i più scaltri pronti (e attenti) soltanto a sottolineare le differenze tra i soggetti coinvolti e i propri militanti. «I bravissimi giornalisti di Fanpage.it, che si sono infiltrati in un sistema criminale di traffico illecito di rifiuti, hanno beccato il figlio di De Luca che dava indicazioni per una tangente del 15 per cento su un appalto da far vincere agli amici degli amici. L’inquinamento nella Terra dei Fuochi esiste per colpa dei politici del Partito Democratico e di Forza Italia che fanno affari con la criminalità organizzata», ha prontamente raccolto Luigi Di Maio.

Al PD resta l’onore del capogruppo al consiglio comunale di Napoli, Federico Arienzo, che alla sua pagina Facebook ha affidato uno sfogo che avrebbe fatto bene a condividere anche il Segretario nazionale, anziché schierarsi a difesa dei suoi rappresentanti in Regione Campania: «Questo modo di fare politica familiarista non mi appartiene. Perché l’Assessore al bilancio del Comune di Salerno parla delle ecoballe di Giugliano?»

Appunto, perché? Dai partiti coinvolti non giungono le risposte che il popolo campano, martoriato dalle politiche mafiose degli ultimi decenni, dalle drammatiche conseguenze sulla salute che queste hanno prodotto, meriterebbe. Forse, dopo aver accertato la pericolosità di un giornalismo finalmente di qualità, la Procura darà i responsi che tutti conoscono ma di cui nessuno aveva mai osato parlare.

Dobbiamo saziarci tutti, anzi no, deve sempre restarci un po’ di appetito. Sarebbe ora di chiudere loro lo stomaco, anziché sempre e solo a noi che, ogni giorno, troviamo un motivo in più per vergognarci di essere figli di un’Italia collusa e senza futuro.

“Dobbiamo saziarci tutti”: la politica che ingrassa sui rifiuti e strozza il giornalismo
3 Commenti

3 Commenti

  1. Rosario

    20 febbraio 2018 at 10:01

    Bè avete già condannato il figlio di De Luca, se ne uscirà pulito chissà se chiederete scusa. Si vede che anche il giornalismo è diventato superficiale e folkloristico e non si dà il tempo di approfondire, tanto chissenefrega se poi la gente viene assolta. l’importante è avere un pò di visibilità.

    • Alessandro Campaiola

      20 febbraio 2018 at 13:00

      Mi scusi, dove ha letto la condanna a Roberto De Luca? Abbiamo raccontato i fatti messi in luce da Fanpage, non abbiamo espresso giudizi sulla singola persona, ma su un sistema marcio e non certo da oggi, non certo svelato per la prima volta dai nostri colleghi. Se ne uscirà pulito, stia ben certo, racconteremo anche quello, anche se, ci permetterà di domandarci come mai si discutesse di smaltimento di rifiuti nell’ufficio dell’Assessore al Bilancio del Comune di Salerno. Solo questo…
      Il mio consiglio, piuttosto, è un altro: difenda il ruolo del cronista, non si schieri dalla parte di quella politica che vorrebbe veder sparire le persone che fanno il proprio lavoro con passione e dedizione, così da continuare nei propri traffici sotto traccia, nel silenzio, senza alcun disturbo. Ripensi al ruolo della stampa nella storia, prima di attaccarla.

  2. Camillo Coppola

    23 febbraio 2018 at 18:53

    Sempre un pò di appetito?
    Eccolo servito…
    DAMNATIO MEMORIAE
    “Fanno parte di quel paffuto sottobosco ‘mobile, trasversale e prezzolato’ di intellighenzia asservita al padronato ed ai collegati governi: Hanno liberamente scelto di essere nemici dei lavoratori e rimarranno tali anche dopo morti.” — presso Intellighènzia con la GH.
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