Il Fatto

De Magistris contro Salvini, tra provocazioni e qualche scivolone

Realizziamo una moneta aggiuntiva all’euro per dare forza a Napoli: è una dichiarazione d’intenti che sa più di provocazione – anziché di un’idea realmente attuabile – quella del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, tornato a parlare tramite la propria pagina Facebook inaugurando così il nuovo anno lavorativo. Un post, quello del Primo Cittadino partenopeo, che mira a ridestare la città dal torpore estivo nel quale sembrava caduta, poche righe in cui l’ex magistrato invoca il rumore dei nemici di mourinhana memoria di cui egli stesso si nutre e su cui, insistentemente, sta basando la propaganda del movimento arancione in vista dei prossimi impegni elettorali.

E i nemici – a giusta ragione – rispondono ai nomi di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, e della Lega intera, unitamente alle loro politiche nazionaliste troppo spesso a vantaggio delle regioni del Nord Italia e continuamente sorde alle necessità dell’area più bisognosa di interventi sociali e strutturali, ormai estendibile all’intero Sud del Paese. Inoltre, le vicende di qualche mese addietro, con il Veneto e la Lombardia unite nel referendum per l’autonomia, spalleggiate dal partito di Salvini e Zaia, svelano il cosiddetto segreto di Pulcinella che vuole una Lega finalmente unitaria e che, invece – così come tutti i propri predecessori nelle aule di Camera e Senato –, altro non fa che alimentare le risorse destinate al Settentrione, a discapito di Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e isole.

Battaglia, questa di Palazzo San Giacomo, pienamente condivisibile e condivisa da tutta quelle fetta di napoletani che all’ex magistrato ha affidato le sorti non solo della città del Vesuvio, ma anche della rivalsa di un territorio troppo spesso assente dalle agende di governo. Tuttavia, come già paventato in un nostro precedente articolo, il consenso verso DemA, anche alla vigilia delle prossime europee, non sembra godere dello stesso furore che ha spinto i partenopei a credere in de Magistris per due tornate elettorali consecutive, anticipando – di fatto – il processo nazionale che ha voluto un neonato movimento popolare in sostituzione dei partiti protagonisti della Seconda Repubblica, già autori dei disastri con i quali Napoli si coprì di vergogna sui quotidiani del mondo intero. Puntare continuamente la luce dei riflettori sul turismo tornato ad affollare le strade e i quartieri, sull’effettiva attuazione del referendum sull’acqua pubblica e sul sabotaggio subito costantemente dai palazzi di Roma sta logorando la pazienza degli abitanti delle aree extraurbane, delle periferie, dei cittadini bisognosi dei servizi essenziali, come il corretto funzionamento dei mezzi di trasporto urbano, troppo spesso deficitari.

Gli alibi ogni volta sottolineati dal Sindaco lo proteggono da qualsiasi imputazione – è vero –, ma i toni della dialettica odierna non sono più tanto maturi da consentire una discussione punto per punto che lo veda uscire vincitore senza riportare, quantomeno, vistose ferite. Inoltre, la fastidiosa affermazione del MoVimento 5 Stelle a livello nazionale unita all’attuale vertiginosa risalita della Lega dimostrano chiaramente come una propaganda mossa sui temi caldi, e che vada a colpire il nervo scoperto di chi non ha niente a cui aggrapparsi, paghi in termini di popolarità più di qualsiasi politica ben condotta. Triste, deprimente… certamente sì, purtroppo un dato di fatto di cui anche de Magistris non può non tener conto. E a Napoli, così come nell’intero Sud Italia, trovare un nervo scoperto da infiammare ulteriormente è impresa facile persino per i suoi antagonisti.

A tal proposito, mal si digerisce quell’apertura ai grillini di qualche settimana fa, un autogol senza precedenti che ha dato modo ai pentastellati, solitamente in rotta di collisione con il Primo Cittadino – basti conoscere le continue schermaglie in Consiglio Comunale con Matteo Brambilla – di colpire il Sindaco dritto in volto, chiarendo come qualsiasi alleanza tra le parti, anche solo per Comune e Regione, non sia presa in considerazione da Grillo e compagni. Scampato pericolo, quindi, almeno per ora! Tuttavia, c’è da riprendere quota, ma neanche l’ipotesi di una prossima candidatura alla guida della Regione Campania, in un faccia a faccia finale con Vincenzo De Luca – a nostro avviso – va in quella direzione, soprattutto se si prendono per buone le dichiarazioni precedenti in cui de Magistris ha sempre asserito di avere le sorti di Napoli al primo posto tra i propri interessi e di voler portare a termine il proprio mandato per poi concentrarsi sulla creazione di un movimento arancione di carattere nazionale, ipotesi, questa sì, affascinante e meritevole di attenzione e passionale partecipazione.

Insomma, il leader partenopeo ha ancora tutte le armi al proprio arsenale per condurre una battaglia a favore di tutti i napoletani che ancora credono in lui e di tutto quell’elettorato del Sud che con i voti del 4 marzo ha espresso il proprio desiderio di una lega unitaria delle regioni meridionali, una voce unica contro la prepotenza lombardo-veneta, nel nome, sì, di un’Italia finalmente e realmente unita. Non vanno, però, sprecate munizioni importanti come fatto in questi ultimi mesi, non vanno sperperati consensi per ridurre questa battaglia in un Luigi contro tutti, non vanno – secondo noi – annunciate monete alternative, alleanze improbabili, candidature precoci, ma va ritrovato un contatto forte con le associazioni, i territori, le periferie, insomma, con tutta quella gente che ha decretato il successo degli arancioni e che a DemA ancora affida le ultime speranze di politiche sociali, lavorative, in linea con la Costituzione italiana. Napoli ha il dovere di affermarsi partito politico contro le forze razziste e nazionaliste che oggi controllano lo Stato, ha l’onere di ispirare la rivoluzione. Perdere consensi in città trascinerebbe in un’ombra di depressione anche il vicinato. A quel punto, Salvini, le autonomie lombarde, venete e tutto il triste trenino giallo-verde al seguito non avrebbero davvero più antagonisti, vista anche l’assenza totale di un’opposizione di sinistra degna di questo nome e di questo nobile ruolo.

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