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“Dark”: l’intrigante serie Netflix da guardare tutta d’un fiato (pt.2)

Il riferimento televisivo più vicino a Dark, più che Lost, è il lynchiano Twin Peaks, capolavoro seriale che con due stagioni rivoluzionò il mondo televisivo all’inizio degli anni Novanta e che, nel 2017, è stato rinverdito da una spettacolare terza stagione che ha alzato ulteriormente l’asticella verso picchi difficilmente ripetibili, anche perché al di fuori di una qualsiasi logica commerciale. Come nel serial di David Lynch, infatti, anche in Dark abbiamo una piccola cittadina che nasconde mille segreti, ipocrisie e scheletri nell’armadio più o meno gravi. Anche qui abbiamo l’intrecciarsi delle vicende di alcune famiglie – più altri personaggi esterni – tuttavia, va detto, è dai tempi de I peccatori di Peyton Place che i grandi serial televisivi seguono le saghe familiari nel corso del tempo. Con la differenza che il corso di questo tempo è frammentato, frastagliato e scomposto in tanti rivoli e brandelli. Di Twin Peaks non c’è solo il marcio che giace sotto l’apparenza perbene di un paese di provincia, ma anche l’implicazione di forze incomprensibili e invisibili che influenzano la realtà, nonché la conferma che ciò che chiamiamo Reale è solo un’interpretazione di ciò che esiste al di là dei nostri sensi – non a caso viene citato anche Matrix nel primo episodio. Al di sotto, si nascondono livelli invisibili e complessi che forse soltanto ora cominciamo a intuire grazie alla meccanica quantistica.

Entrambe le serie – riguardo Twin Peaks pensiamo soprattutto alla terza stagione – condividono una concezione dell’universo come una struttura assoluta a quattro dimensioni in cui passato, presente e futuro coesistono, concezione molto vicina a quella dello studioso polacco Hermann Minkowski (1864-1909). Per poter dare un modello matematico alla teoria della relatività ristretta di Einstein, Minkowski parlava appunto di quadrimensionalità della materia: gli oggetti sono presenti in un punto preciso dello spazio, definito da altezza, larghezza e profondità, ma anche in un punto preciso del tempo. Tutte le posizioni assunte da un oggetto nel tempo e nello spazio formano così una curva che costituisce lo spazio-tempo. Per semplificare, il tempo potrebbe essere paragonato a un enorme solido da tagliare a fette o in sezioni. Ogni sezione non è altro che un’epoca diversa e tutte insieme coesistono all’interno di questo solido che è, appunto, lo spazio-tempo.

Lo stesso Lynch paragonava una delle sue opere più belle, Mulholland Drive(2001) – ma in realtà è applicabile anche a Strade perdute (1997) e a Inland empire(2006) –, a un nastro di Moebius, ovvero un nastro le cui due superfici, quella superiore e quella inferiore, si incontrano incredibilmente. In questo modo, chi si muove linearmente su una superficie, quella superiore per esempio, si ritroverà paradossalmente su quella inferiore e viceversa, senza scavalcare il bordo. La metafora del nastro di Moebius, guarda caso, calza a pennello anche per Dark.

Non mancano, nella serie tedesca, degli elementi esplicitamente esoterici che rimandano a un’interpretazione esoterica anche della trama: il motto latino Sic mundus creatus est (Così il mondo è stato creato) e la presenza di riferimenti alla filosofia ermetica – come per esempio la Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto – contribuiscono a dare una dimensione ancora più misteriosa alla serie e a porci domande sul senso dell’esistenza dei personaggi, in particolare all’interno di quel microcosmo che è Winden. Esiste una possibilità di sfuggire a all’eterno loop temporale in cui sembrano imprigionati? Questo loop non somiglia forse all’eterno reincarnarsi di anime condannate a ripetere sempre gli stessi errori nel corso di varie vite finché non abbiano imparato una lezione che soltanto un Sé Superiore o, se vogliamo, una Super-coscienza può immaginare quale sia?

A proposito di Winden in quanto microcosmo, osservando come nessuno dei personaggi se ne allontani mai, e come le loro vite sembrino iniziare, svilupparsi e concludersi all’interno di esso, a chi scrive viene da pensare se magari esista davvero qualcosa al di fuori o se invece questo paesino tedesco non sia in realtà l’unico mondo rimasto in un mare di Nulla cosmico. Un po’ come succedeva nel bellissimo Dark city, pellicola diretta nel 1998 da Alex Proyas e da riscoprire assolutamente. Oppure, infine, se quello che succede in quest’unico mondo isolato non sia altro che il sadico esperimento di entità potentissime che si divertono a studiare le reazioni degli insignificanti esseri umani. Come in qualche storia di Philip Dick. Lo potremo sapere soltanto l’anno prossimo quando verrà rilasciata la terza e ultima stagione.

[pt. 1: http://www.mardeisargassi.it/dark-lintrigante-serie-netflix-da-guardare-tutta-dun-fiato/]

“Dark”: l’intrigante serie Netflix da guardare tutta d’un fiato (pt.2)
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