Il Fatto

Da Enzo Biagi a Cristina Parodi: il declino dell’editto bulgaro

Che Enzo Biagi e Cristina Parodi potessero coesistere in uno stesso articolo, entrambi vittime della politica del loro tempo, in verità, non lo avremmo mai predetto. Il governo del cambiamento, però, assolutamente da non sottovalutare, anche questa volta ha saputo sorprenderci e superarsi, capace com’è – unico nella sua specie – di non annoiare mai.

Tra una Riace presa d’assalto, l’apartheid nelle scuole e le promesse di terreni in cambio di nuove braccia per l’Italia, infatti, sono bastate poche frasi a riportare alla mente lo sguardo fiero di Silvio Berlusconi che, telecamere a favore, approfittò della conferenza stampa di Sofia, in Bulgaria, per lanciare un messaggio tanto chiaro quanto conciso all’informazione e alla comicità di casa sua: o con me o contro di me, nel secondo caso esiliati dalla tv di Stato. «L’uso che Biagi, Santoro… come si chiama quell’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga»: parole, quelle dell’allora Presidente del Consiglio, passate alla storia come editto bulgaro, colpevoli di aver compromesso la libertà di espressione nel Paese, e riadattate soltanto poche settimane fa dalla Lega, che se ne è servita per attaccare la nota conduttrice: «Se Cristina Parodi è tanto delusa dalla politica italiana scenda in campo e soprattutto lasci la RAI. Con le sue offese a Matteo Salvini la giornalista moglie del Sindaco PD di Bergamo, Giorgio Gori, ha utilizzato il servizio pubblico radiotelevisivo a proprio uso e consumo, facendo propaganda politica alla faccia del pluralismo televisivo: ne chiederemo conto in commissione di Vigilanza RAI con un’interrogazione».

Il perché di tanto accanimento? Appena poche ore prima, l’attuale speaker di Radio2 aveva dichiarato: «Il successo di Salvini è dovuto all’arrabbiatura della gente, alla paura e anche all’ignoranza. Al fatto che probabilmente non è stato fatto molto di quello che si era promesso di fare. Mi fa paura un tipo di politica basata sulla divisione, sui muri da erigere. Vorrei una politica che andasse incontro ai più deboli, che aiutasse questo Paese a risollevarsi in un altro modo». A non sentirsi offeso, forse perché impegnato a farcire il suo panino al salame, proprio il leader del Carroccio, abbastanza furbo da non impelagarsi, quantomeno apparentemente, in polemiche sterili che avrebbero potuto spostare l’attenzione dai suoi proclami.

Ecco che allora, in risposta alla Parodi, nelle ultime ore sono giunte le nomine RAI a chiarire la direzione che si intende dare all’informazione di questo Paese. Come previsto dagli accordi di governo, infatti, ieri sono stati confermati, sebbene non ufficialmente, i volti dei nuovi direttori: Giuseppe Carboni al Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg2, Giuseppina Paterniti al Tg3, Alessandro Casarin al TGR e Luca Mazzà al Giornale Radio RAI. Personalità venute fuori dall’ennesimo compromesso tra i due Vicepresidenti del Consiglio, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che si sono assicurati, così, pieno consenso da parte dei telegiornali delle principali reti italiane.

In particolare, se ci si sofferma soltanto sui primi due nomi scelti, è evidente come il MoVimento 5 Stelle e la Lega abbiano pensato a personaggi a loro vicini da inviare a Viale Mazzini: Giuseppe Carboni, ad esempio, ha seguito i pentastellati sin dal primissimo approdo del movimento in Parlamento nel 2013 ed è uno dei pochi giornalisti a cui è “concesso” parlare con Beppe Grillo, l’ex comico politicante. Gennaro Sangiuliano, invece, ha un passato ben più scabroso, non a caso è vicino al Carroccio. Vicedirettore del Tg1 dal 2009, è stato anche vicedirettore di Libero, ha scritto delle biografie dedicate a Putin e Trump – immaginiamo con piena soddisfazione del Ministro dell’Interno, loro estimatore – e un libro con Vittorio Feltri, Quarto Reich – come la Germania ha sottomesso l’Europa. Ha collaborato, inoltre, con Il Foglio e Il Giornale, ed è stato, da ragazzo, militante del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, eletto anche come consigliere circoscrizionale del gruppo di estrema destra nel quartiere Soccavo di Napoli.

Durissimo nei suoi confronti lo scrittore Roberto Saviano: «Gennaro Sangiuliano direttore del Tg2, peggio non si poteva fare. […] Nominato vicedirettore del Tg1 con Silvio Berlusconi e promosso direttore con il governo del cambiamento. Noi campani lo ricordiamo bene Sangiuliano, galoppino di Mario Landolfi, Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Amedeo Laboccetta. Noi campani sappiamo bene che tutto questo è ammissibile solo in un’ottica di spartizione, non certo di alleanza, né di applicazione del contratto di governo. Solo in una spartizione si può giungere a un tale livello di cinismo. E adesso Sangiuliano diventa addirittura direttore del Tg2, direttore in quota Lega. E a chi dice che la Lega non è più antimeridionale rispondo: ma non vedete come, con l’avallo del M5S, continua la triste tradizione di valorizzare il peggio della cultura, della politica […] e dell’economia nel Mezzogiorno d’Italia? Con il governo del cambiamento, al Sud, la società incivile non perde posizioni, anzi…».

A ben vedere, dunque, per rispondere a Il Giornale che ieri titolava La folle RAI gialloverde: un ex comunista al Tg1, in riferimento a Carboni il quale, pare, abbia avuto un trascorso vicino a Cossutta, sentiamo di poter affermare che, di certo, a destra non avranno nulla da rimpiangere, con il Movimento Sociale Italiano, quello di Mussolini e Almirante, per intenderci, ai massimi vertici dell’informazione. Nulla di cui sorprendersi, però: i tempi si confermano duri e la finestra sul passato proprio non riesce a chiudersi. Vento fascista e proclami in pieno stile Berlusconi, l’ex Cavaliere indigesto ai Cinque Stelle che come lui, tuttavia, muovono guerra ai giornali non allineati. Basti pensare all’ultimo attacco ai danni del quotidiano le cui dieci domande rivolte a Silvio restano ancora senza risposta: Comprare La Repubblica equivale a finanziare il PD. Meglio darli in beneficenza. Governo nuovo e vizi vecchi, con la stampa e l’informazione in generale, come sempre da schierare dinanzi al plotone d’esecuzione.

Torna la manina, dunque, stavolta impegnata a farsi valere in diretta tv ogni sera nelle nostre case. Torna il vittimismo di chi comanda e disinforma per assicurarsi consensi: Siamo sotto attacco totale. Da parte di tutti gli avversari esterni. Media, partiti, tecnocrati, tuona sul suo profilo Facebook Luigi Di Maio. Torna pure l’editto bulgaro, quantomeno un vano tentativo, di scarsa, scarsissima lega e per ora soltanto a parole. Cambiano i volti, ma non cambiano gli intenti, anche se la maggior parte degli italiani sembra non accorgersene: o con me o contro di me. Rischio un bacio su Twitter firmato Matteo Salvini. O peggio, se glielo lasceremo fare. Siamo dinanzi a un nuovo ventennio? Stiamo ancora discutendo della libertà di espressione? E chi dovrebbe tutelarla, Marco Travaglio o Cristina Parodi? Si fa fatica a capacitarsene.

Di Enzo Biagi non ne esistono più, certo, per cui non si capisce da chi o cosa dovrebbero difendersi i nostri governanti. Il problema, però, restano i governati, quelli per i quali non è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che restare al prezzo di certi patteggiamenti.

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