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Come pesci in un Aquarius: in memoria di Thomas Sankara

[…] Partono ‘e bbastimiente pe tterre assaje luntane
Cantano a bbuordo e so’ nnapulitane
Tornano ‘e bbastimiente d’’a terra cchiù vvicina

Cantano ‘a bbuordo e so’ so’ tale e quale […]

Era il 15 ottobre 1987 quando il Presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara, uno dei padri nobili di quella stessa Africa che oggi abbandoniamo in mare, veniva brutalmente ucciso, crivellato dai colpi dei mitra di un commando armato, presumibilmente al soldo degli interessi congiunti di Stati Uniti e Francia.

«Il debito non può essere rimborsato prima di tutto perché se noi non paghiamo, i nostri finanziatori non moriranno, siamone sicuri. Invece se paghiamo, noi moriremo, siamone ugualmente sicuri […] Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza!»: questo si era profeticamente permesso di sostenere Thomas Sankara in occasione del discorso sul debito pronunciato il 29 luglio 1987 presso l’Organizzazione per l’Unità Africana nei confronti della quale ancora oggi i francesi perpetrano le loro “vomitevoli” politiche neo-colonialistiche. Si sa, quelli tra gli Stati sono rapporti di forza, con buona pace dell’UE e di chi ancora ci crede. Dimostrazione di questo ne siano l’opportunismo dimostrato da parte della Spagna, tempestivamente prostratasi ai piedi di Bruxelles per accogliere Aquarius, dopo anni di proiettili sparati sui migranti e l’ennesima, deplorevole e insultante ingerenza francese negli affari interni italiani.

Tutto ciò accade perché il Mediterraneo, lungi dall’esser casa nostra così come dovrebbe esserlo a beneficio di tutti i popoli che vicendevolmente vi si affacciano, questi “signori”, francesi in testa (con la concorrenza dei britannici), continuano a credere che possa, anzi debba continuare indisturbatamente a esser solo ed esclusivamente cosa loro. A tal proposito, un caro ringraziamento va rivolto senza mezzi termini al PD per aver rafforzato tali convinzioni e aver, in questo modo, conseguentemente generato i mostri che oggi ci governano e quelli che pensano di poter deliberatamente continuare a darci lezioni di vita al solo scopo di essere lasciati tranquilli nel proseguire con le loro pervasive politiche di morte a spese d’altri, là dove gli altri non siamo noi, ma i 629 profughi che imploravano umanità e salvezza dal ponte di quella nave a cui il ministro Salvini ha impedito l’attracco in Italia, chiudendo i porti ai migranti e al tempo stesso le porte all’Europa. Nel frattempo, l’Aquarius, dopo il rifiuto di Malta, è stata per lo meno scortata verso il porto di Valencia che, stando alla legge del mare, non era di certo quello più vicino e dunque neanche il più sicuro.

A noi, in cambio, resta la certezza di aver smascherato una volta per tutte i veri Stati canaglia di questa vicenda, ovvero la Francia, madre generatrice della disperazione portatrice di tali flussi di profughi, che continua a sfruttare i suoi territori africani in chiave sfacciatamente neo-coloniale (ricordiamo che nelle “ex-colonie” francesi vige ancora saldo e rigido il regime di cambi fissi del franco cfa) e la piccola e arrogante Malta, che i migranti non vuole accoglierli, mentre per tutto il resto c’è Mastercard, di qualunque provenienza essa sia!

Magari non siamo stati né, forse, lo saremo mai quegli italiani brava gente dipinti dalla retorica dominante post-bellica, ma non consideriamoci letame anche quando a spargerlo sono altri. L’origine del fenomeno migratorio è una cosa a noi ben nota e si chiama debito, quello stesso di cui parlava Thomas Sankara e con cui le ex potenze coloniali continuano senza alcun tipo di scrupolo ad affossare gli Stati africani e attraverso il quale si pretende di gestire anche la costruzione europea, o per meglio dire, dell’UE a danno di quei Paesi del Sud che, sfortuna vuole, sono proprio quelli che la geografia ha fatalmente interposto tra la Francia e tutto ciò che ancora non lo è.

È in ogni caso innegabile che, per chiunque si riconosca nell’etica del Pescatore, gli sviluppi della vicenda Aquarius a cui abbiamo assistito siano oggettivamente stati a dir poco avvilenti, poiché accogliere la disperazione è naturale, soprattutto da parte di noi popoli del Sud che, abituati come siamo dalla nostra pluriversale storia meticcia, dint’ê culure nc’ammiscammo e simmo tale e quale! Ciò detto, bisogna però valutare la cosa anche sul piano diplomatico-internazionale e da questo punto di vista, purtroppo, il silenzio non aiuta, tanto più in un Paese in cui ormai esser di sinistra o è sinonimo di incondizionata subalternità al filantropismo militante di sorosiana matrice oppure, per non essere tacciati di fascismo, è meglio non sostenere che i veri razzisti sono quelli che ancor prima del diritto a migrare non riconoscono, per ragioni di pura convenienza economica, il diritto a restare.

Proprio quest’ultimo, le sinistre hanno purtroppo rinunciato a riconoscerlo, lasciando così campo drammaticamente libero alle destre, di cui possiamo e dobbiamo certamente vergognarci. Tuttavia, se lo scopo è provare a informarsi per reagire non possiamo non comprendere cercando di spiegare perché ciò che accade sta accadendo, in un contesto in cui tutti perseguono il proprio disumano interesse nazionale, negando i valori fondanti su cui la stessa UE è nata, ma in cui nessuno si riconosce o, forse, a questo punto è legittimo sospettare, non si è mai riconosciuto.

Ancora oggi la Francia detiene le riserve monetarie nazionali di quattordici Paesi africani dal 1961: Benin, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale, Gabon e Burkina Faso. Coloro che obbediscono sono sostenuti e ricompensati con stili di vita faraonici, mentre le loro popolazioni vivono in povertà e devastazione sociale.

François Mitterand dichiarava nel 1957: Senza l’Africa la Francia non avrà storia nel XXI secolo. Guarda caso proprio quel secolo in cui, nel frattempo:

[…] Partono ‘e bbastimiente pe tterre assaje luntane
Cantano a bbuordo e so’ nnapulitane
Tornano ‘e bbastimiente d’’a terra cchiù vvicina

Cantano ‘a bbuordo e so’ so’ tale e quale […]

C’è chi sostiene che se cambiamento sarà, questo non potrà che venire da Sud e dal suo sangue intriso di DNA africano. Chi non lo capisce o è imbecille o è in malafede.

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