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Colapesce, Baustelle, Lautrec: un luogo immaginato

Ci nascondiamo dai fari quassù al terzo piano

un astronauta, cammino per casa

invado il divano

l’amore è anche fatto di niente

ma quanta luce i tuoi occhi

sento bruciare dei fogli.

Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, con Restiamo in casa riesce a ricreare, nella mente di chi ascolta, uno scenario fatto di semplici scene quotidiane. Piccole immagini che, sovrapponendosi, danno vita a un collage suggestivo.

Il cantautore siciliano racconta di un appartamento al terzo piano capace di divenire un rifugio al fine di nascondere due persone da tutto ciò che sta oltre quelle pareti. La musica accompagna la creazione di quei momenti e, con la sua violenta dolcezza, ci porta per mano all’interno di quel posto segreto fatto di niente. Un po’ come l’amore di cui si parla. Non è difficile immaginare i due protagonisti sfuggire a tutto ciò che appartiene al reale per chiudersi in quello spazio, fittizio o concreto, per isolarsi e lasciarsi accarezzare dalle cose più semplici: la caffettiera, la marmellata, un divano e la paura che tutto ciò possa svanire, che qualcuno dal di fuori possa violare quel microcosmo personale.

Arriveranno presto

Si prenderanno anche il silenzio.

Ma chi è che irrompe in quel mondo di perfezione assoluta? I protagonisti, come affermato dallo stesso Colapesce durante un’intervista, sono due giovani alle prese con l’ingresso nel mondo degli adulti post-universitario.È facile allora immaginare quali siano gli antagonisti della vicenda: l’insieme dei problemi legati a ciò che è troppo concreto, la quotidianità che sta oltre quella creata da loro all’interno dell’appartamento, che probabilmente risulta essere troppo fastidiosa. Ai due ragazzi basta ciò che esiste tra quelle pareti: un niente che diventa tutto o, perlomeno, tutto ciò che per loro è sufficiente. Un amore fatto di niente e che di niente, dunque, ha bisogno.

I due personaggi, rappresentati e animati nel video da Michele Bernardi, ricordano vagamente gli amanti di Henri de Toulouse-Lautrec nel suo celebre quadro A letto, il bacio, del 1892. Non per le fattezze fisiche ma per quel desiderio di un amore che non richieda complessità ma che resta forte e sicuro anche in quel poco che un semplice appartamento al terzo piano può concedere.

È un’opera che emerge tra le altre del periodo proprio per la purezza che emana, diversamente dagli altri lavori, più crudi e violenti, la quale diede scandalo, probabilmente, perché rappresenta due donne a letto, una scena a cui il pittore aveva assistito svariate volte durante la vita notturna che conduceva a Parigi. All’interno del quadro si percepisce la presenza di qualcun altro, un osservatore silenzioso che non dà fastidio, che non disturba in alcun modo l’equilibrio del momento: quello stesso microcosmo di cui canta Colapesce, scegliendo di non badare a ciò che potrebbe urtare quell’amore racchiuso nell’universo costruito dalla loro fantasia.

Domani forse me ne andrò
via da qui via da te
forever and ever
e ci ameremo come i cani

 e tu non mi ricorderai negli anni mai…
e non sarà poi tanto bello
glissando di violini come al cinema…
ma sempre meglio di una sera
d’inverno contro la città non ti sembra?

L’appartamento, spazio inventato, spazio esistente, è un rifugio di cui parlano anche i Baustelle nella penultima traccia di Sussidiario illustrato della giovinezza. La canzone, Io e te nell’appartamento, narra una storia un po’ diversa ma che, alla fine, cerca sempre quel luogo capace di proteggere dal freddo inverno in città, da ciò che sta fuori, da ciò che non riguarda quell’istante perché c’è qualcosa di più forte che prende il sopravvento. Si parla di un domani che si fa sentire, della paura di dimenticare che, però, in quel mondo per due non deve esistere.

È una fuga dalla realtà, un desiderio di isolamento dettato dalla necessità di difendere qualcosa, ma anche una scappatoia da una società che annienta tutte le cose più semplici, sovraccaricandole di inutili difficoltà.

*Illustrazione di selapennamidisegna©

Colapesce, Baustelle, Lautrec: un luogo immaginato
4 Commenti

4 Commenti

  1. Stefano Gambelli

    23 Maggio 2017 at 6:49

    Bei racconti d’amore un po’ tristi mai lasciarsi andare troppo sia nel bene e nel male non farsi trascinare troppo è così secondo me.

  2. Stefano Gambelli

    23 Maggio 2017 at 6:49

    Bei racconti d’amore un po’ tristi mai lasciarsi andare troppo sia nel bene e nel male non farsi trascinare troppo è così secondo me.

  3. Stefano Gambelli

    23 Maggio 2017 at 6:49

    Bei racconti d’amore un po’ tristi mai lasciarsi andare troppo sia nel bene e nel male non farsi trascinare troppo è così secondo me.

  4. Stefano Gambelli

    23 Maggio 2017 at 6:49

    Bei racconti d’amore un po’ tristi mai lasciarsi andare troppo sia nel bene e nel male non farsi trascinare troppo è così secondo me.

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