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Il Fatto

Caserta chiude le scuole, a rischio la Maturità di una provincia nel baratro

Manca meno di un mese al termine dell’anno scolastico, poco più di trenta giorni all’esame di Maturità per migliaia di studenti in tutta Italia. Sono settimane, quelle che mancano all’appuntamento con i tanto temuti test ministeriali, di interrogazioni, programmi da portare a termine, voti da definire con precisione. Per gli studenti della provincia di Caserta, però, la situazione sembra essere tutt’altra e di carattere assolutamente drammatico. 

Da qualche ora, infatti, le scuole della città della Reggia e delle zone limitrofe stanno vivendo lo spettro della chiusura anticipata a causa delle condizioni pericolanti in cui versa una larga parte degli edifici, sprovvista, infatti, delle certificazioni previste dalle leggi in materia antincendio, agibilità, staticità e sicurezza sul lavoro.

All’attuazione del provvedimento si sta muovendo il Prefetto congiuntamente al Presidente della Provincia Lavornia, coinvolgendo, in un domino rovinoso, i sindaci delle città coinvolte, i quali rischiano di dover aprire le porte delle strutture comunali per ospitare i ragazzi durante la Maturità.

Il caos di questi giorni, però, non è un fulmine a ciel sereno, come invece appare alla lettura di qualche quotidiano. La crisi delle scuole casertane va cercata in quella ben più ampia che coinvolge l’intero organo della Provincia che dal 2015 non approva il bilancio e, pertanto, non è nella facoltà di muovere un solo euro in entrata o in uscita, gravando su numerosissime questioni ben più ampie di quella che sta mobilitando studenti, genitori e insegnanti.

Molti dipendenti sono stati messi alla porta, tante strade versano in condizioni disastrose, alle scuole, appunto, mancano le certificazioni di agibilità. La Provincia, che a oggi non è un grado di garantire alcuna delle sue competenze, è sul baratro totale.

Non sono mancate le reazioni dal mondo politico, su tutte, quelle del Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha puntato il dito contro tutte le precedenti amministrazioni provinciali, accusate di scarso impegno e clientelismo: “La situazione in cui versa l’ente è una lezione per tutti i cittadini, che devono imparare a scegliere i propri rappresentanti in base alla loro serietà, al rigore e alla capacità di amministrare. Se ci si perde dietro logiche clientelari, le conseguenze le pagano i cittadini. Chi non fa nulla per questo territorio va buttato a mare.”

L’ex sindaco di Salerno ha già fatto sapere che stanzierà cinquantamila euro per ogni scuola a rischio chiusura anticipata che ne farà richiesta. I soldi di questa manovra saranno affidati direttamente alle mani dei dirigenti scolastici, proprio al fine di evitare il pantano al quale incorrerebbero inevitabilmente se girati alla Provincia: “L’intervento finanziario per salvare le scuole superiori casertane non rientra tra le competenze della Regione. Ma lo facciamo perché siamo vicini alla gente. Non possiamo consentire che si chiudano gli istituti a un mese dalla fine dell’anno. Garantiamo una conclusione ordinata degli studi.”

Di ben altra opinione sono i sindacati e gli esponenti delle opposizioni che puntano ai fondi stanziati dal Governo nel decreto Salva-Province. A tal proposito, per il prossimo 23 maggio, è stato organizzato un evento di sit-in davanti agli uffici di Provincia e Prefettura: “Non dovesse bastare andremo avanti con una manifestazione nazionale.” 

Francesco Egido, giovanissimo referente casertano della lista DemA –  raggiunto in esclusiva da Mar dei Sargassi – ha così analizzato sia l’operato delle coalizioni che hanno governato la Provincia di Caserta negli ultimi anni, che la manovra proposta da De Luca: “È un momento critico per la Provincia di Caserta ed è tempo di avere risposte da parte del governo centrale. Ieri il Governatore De Luca, durante la sua passerella politica al Belvedere di San Leucio, ha promesso cinquantamila euro a ogni scuola provinciale per poter garantire l’apertura degli istituti fino a fine anno scolastico. Non so se il Governatore conosce bene la nostra situazione: cinquantamila euro per una scuola sono spiccioli. La cosa che più mi preoccupa però è la situazione generale dell’ente. Nulla è più garantito, la manutenzione delle strade provinciali è ferma, i lavoratori sono da oltre un mese senza stipendi, si rischia una situazione senza ritorno e senza precedenti. Se il governo centrale non riuscirà ad attuare delle misure specifiche per la nostra provincia, diventeremo presto territorio da terzo mondo.”

Il solito ping-pong di accuse, dunque, si scatena sul tavolo della Provincia di Caserta, con gli abituali nomi a condurre il gioco e le persone comuni uniche sconfitte. Studenti, genitori e rappresentanti che si affidano ai movimenti come quelli del sindaco di Napoli, alle associazioni del territorio e al buonsenso di chi siede sugli scranni comunali, vittime di scellerate politiche che hanno ridotto il territorio a nord del capoluogo campano in un’area dove risulta difficile anche sperare, sconvolta da continui scandali di portata nazionale, dalla Terra dei Fuochi fino alla suddetta vergognosa questione. In questo modus operandi, a Caserta non solo si nega la speranza, ma anche quella lunga serie di diritti del cittadino, dalla sanità, oggi fino addirittura all’istruzione. Una situazione indegna, a cui il governo nazionale non può e non deve più voltare le spalle, girare lo sguardo, ma prendere atto e garantire una corretta applicazione di norme e leggi, in un’ottica di risanamento generale che deve mirare a non escludere la città e la sua provincia da un’ipotesi di vita normale e dignitosa, una realtà, come purtroppo tante altre, forse troppo a sud per essere notata e rispettata da un cervello sempre più vicino agli interessi delle aziende e delle banche oltre il Po’.

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