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Calcio femminile: il trionfo della misoginia

Il calcio femminile si fa sentire, con entusiasmo e forza, ma senza mai arroganza. Dopo aver camminato per vent’anni fianco a fianco, ma sempre all’ombra di quello maschile, quest’anno le azzurre, a differenza dei loro colleghi, si qualificano ai Mondiali. Nasce subito un’incredibile passione verso quella che può essere considerata un’epoca nuova per lo sport italiano.

Milena Bertolini, CT dell’Italia, in un’intervista rilasciata a Sky Sport dichiara che la pressione è il vero nemico della squadra, in quanto manca l’abitudine a questo tipo di tensione causato dalla grande attenzione nei confronti della nazionale femminile, un’attenzione – assolutamente meritata – che può trasformarsi in qualcosa di difficile da gestire proprio perché nuova. Aggiunge, poi, che le ragazze devono continuare a fare quello che hanno fatto prima di arrivare a questo traguardo e andare avanti.

Il vero nemico, però, non la tensione genuina che può nascere dal dover disputare un evento sportivo così importante, si rivela purtroppo ben più vicino e si nasconde nei connazionali delle giocatrici che banalizzano uno sport da sempre considerato al pari di una divinità da servire. Ed ecco che i social diventano, ancora una volta, libero sfogo di battutine di cattivo gusto e maschiliste sul ruolo della donna e sul calcio femminile. Tra questi, vi è anche quello di un ex Consigliere Comunale del MoVimento 5 Stelle, Cristian Panarari, che su Facebook scrive: La preparazione atletica in questi Mondiali di calcio fa la differenza. Forza azzurre, regalate “notti magiche” agli italiani. Per non parlare dei bucate il pallone alle giocatrici di calcio e il Mondiale femminile è contronatura di da Camillo Langone su Il Foglio. Massimo Fini, invece, su Il Giornale, sostiene senza mezzi termini che il calcio non sia uno sport da donne. Un’affermazione che, invece, viene cancellata dalla classe dimostrata dalle azzurre e soprattutto dal loro spirito di gioco.

Il calcio, così come qualsiasi altro sport, è un perfetto mezzo attraverso il quale è possibile esprimersi, crescere e migliorarsi. Tuttavia, sono ancora tanti i passi avanti che si possono e si devono compiere verso una parità vera ma, soprattutto, verso una libertà che non dovrebbe essere vietata a nessuna bambina, ragazza, donna che riesce a esprimersi attraverso la pratica di una qualsiasi attività fisica. Questa nazionale, quindi, può diventare un mezzo comunicativo genuino attraverso il quale abbattere uno stereotipo che va avanti da troppo tempo, dimostrando che anche una bambina può appassionarsi a uno sport maschile perché non conta la disciplina che si desidera praticare, così come non conta un aspetto fisico perfetto. Ciò che è davvero importante è stare bene con se stessi.

L’universo maschile, quindi, sembra adesso colpito nell’orgoglio se si leggono sul web le troppe – discutibili – opinioni pubblicate che passano da pensieri medievali che vedono nella donna una figura delicata da proteggere che non dovrebbe fare cose da maschi, a offese tipo quella di Felice Balloli, Presidente della Lega Dilettanti che ha dischiarato che non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche.

Del resto, come scrive Marco Giani, membro della Società Italiana di Storia dello Sport, in un paese sessista come l’Italia […] il football rimane una questione di genere. Un problema che sembra non allontanarsi mai dal nostro Stivale, dove ancora oggi la parità dei sessi è, nonostante tutto, lontana. Ma non si tratta nemmeno e soltanto di una grossa divergenza di stipendi rispetto ai colleghi uomini, ancora una volta, a distanza di parecchi decenni, com’è accaduto negli anni Trenta, dove sono stati fissati dei limiti per le attività sportive femminili al fine di non distogliere la donna dalla sua missione fondamentale, la maternità, il reale problema è semplicemente uno: la troppa libertà che la figura femminile ha acquistato nel tempo.

Il calcio femminile dovrebbe essere guardato con occhi differenti in quanto è molto diverso dal solito calcio che si è abituati a guardare. Non si tratta più di un gioco basato soprattutto sulla potenza fisica, ma anche di strategia e tattica, caratteristiche che, nel caso delle nostre azzurre, esce fuori in modo davvero eccezionale. Questa nazionale, come ha dichiarato il CT Milena Bertolini, si trova per la prima volta ad affrontare un’esperienza importantissima che sta già cambiando la storia del mondo calcistico femminile. Ciò che invece sta facendo crescere sempre più l’entusiasmo in tanti tifosi genuini e non è proprio lo spirito sportivo che queste donne stanno portando avanti.

Riccardo Cucchi, radiocronista RAI, ha dichiarato: «Il calcio femminile è meno potente e fisico ma più tecnico […]. Le ragazze italiane hanno compiuto una grande impresa a qualificarsi dopo vent’anni. Hanno un grande spirito di squadra, temperamento e buoni fondamentali tattici. Ma il problema vero è che in Italia gli uomini faticano ad accettare che le donne giochino a calcio perché considerano il calcio un loro esclusivo territorio. Paghiamo un prezzo all’arretratezza culturale maschile che altrove è stata superata».

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