Cultura

Il Bellini: due teatri con lo stesso nome

L’incantevole teatro che prese il nome dal celebre compositore siciliano Vincenzo Bellini, quando aprì i battenti, destò grande stupore. Definito dal giornale Il Pungolo uno sfarzo, diciamo un’orgia addirittura di colori, di dorature, di riverberi, di luccichii, di bianco, di verde, di rosso e d’oro, fu inaugurato il 19 novembre 1864 da una compagnia equestre, una scelta davvero singolare.

La Guillaumme, diretta da Giovanni e Davide Guillaumme, era praticamente un circo, molto famoso, composto da trentasei cavalli da maneggio, otto cavalli ammaestrati, un bue, un asino e numerosi cani. Lo spettacolo ebbe un grande successo: lo triatro era zippo – Facette la prima rappresentazione la Compagnia Gugliomme, la quale è stata applaudita da lo pprubbeco pe esserce diverze brave atture. Molte furono le repliche ospitate, sempre molto apprezzate, con spesso, tra gli spettatori, una personalità particolare, Vincenzo Gemito, allora ragazzino, che sarebbe diventato uno degli scultori più discussi e rappresentativi della Napoli di fine Ottocento, inizio Novecento. Salvatore Di Giacomo scrisse: S’apriva a ridosso del palcoscenico e un corridoio scuro vi menava da quei recessi teatrali ove, proprio in quei giorni, arrivata a Napoli la famosa compagnia equestre dei Guillaumme, avevano trovato posto tutte le costui bestie, i suoi acrobati e i suoi funamboli. Magnifico oggetto alla curiosità di un fanciullo […] Gemito che profittava dell’amicizia degli stallieri e dè guardiani del serraglio per poter penetrare e pigliare posto in teatro ogni sera, non mancò più mai.

Il debutto del Teatro Bellini fu davvero felice e la programmazione degli spettacoli fece pausa fino al 20 maggio del 1865, giorno in cui furono nuovamente aperte le porte al pubblico con Piedigrotta di Luigi Ricci e alcuni spettacoli proposti dalla Società Artistica. L’attività del teatro proseguì con intensità mettendo in scena rappresentazioni di lirica, prosa e arte funambolica. Poi ci fu il disastro.

Il 14 aprile 1869, il Bellini accoglieva soltanto un falegname che stava riparando una serratura, ma l’uomo, rientrato dopo una breve pausa, al suo ritorno scorse delle fiamme che stavano divorando l’intera struttura. Il vento di quel giorno alimentò presto l’incendio che divorò in fretta ogni cosa, cancellando completamente quello che era stato un vero e proprio gioiello. Il primo Bellini, forse, era stato “ucciso”: i giornali dell’epoca paventarono che dietro il rogo – e al il ritardo dei soccorsi – potesse esserci un piano per accaparrarsi la polizza assicurativa. L’unica cosa certa è che il fuoco distrusse completamente il teatro e tutte le compagnie in cartellone furono costrette a spostare i propri spettacoli al Teatro Nuovo.

Il nuovo Bellini nacque nove anni dopo, situato in via Conte di Ruvo, e l’inaugurazione ebbe luogo il 6 febbraio 1878 con la messa in scena dell’opera I Puritani e i cavalieri. Progettato dall’architetto Carlo Sorgente su commissione del barone Nicola Lacapra Sabelli, avvocato napoletano, e ispirato all’Opéra-Comique di Parigi, la struttura ancora oggi in attività ha una pianta a ferro di cavallo, cinque ordini di palchi e un ordine a loggia continua, con decorazioni di Giovanni Ponticelli, Vincenzo Paliotti e Pasquale De Cristico. Non poteva mancare il ritratto di Vincenzo Bellini realizzato da Vincenzo Migliaro. Per diversi anni il teatro fu praticamente riservato alla lirica, ma poi la programmazione fu finalmente ampliata a spettacoli di prosa, di operetta e di teatro dialettale.

Dal 1963, dopo la rappresentazione di Masaniello, per il nuovo Bellini cominciò un lento declino. La sala, dotata di uno schermo cinematografico, divenne, infatti, un cinema di infimo ordine. Ad attenderlo ci fu un lungo purgatorio che terminò alla fine degli anni Ottanta, quando Tato Russo, regista e autore napoletano, acquistò il teatro e lo rilanciò. Nel 1988 ci fu una vera e propria rinascita e L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht fu il primo di numerosi successi che riportarono il luogo al suo antico splendore. Da quel momento in poi, ci furono sempre più apprezzamenti da parte sia del pubblico che della critica e il Teatro Bellini divenne, continuando a esserlo ancora adesso, uno dei più importanti d’Italia.

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