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Asia Argento: il gioco delle accuse dove non vince nessuno

Come tutti avranno notato, nell’ultimo anno, quello di Asia Argento è stato sicuramente uno dei nomi più battuti dalle agenzie di stampa estere e nazionali. A partire dallo scorso ottobre, infatti, da quando l’attrice e regista italiana ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora con una confessione al New Yorker contro il produttore americano Harvey Weinstein, proprietario della casa cinematografica Miramax accusato di molestie sessuali fatte dodici anni prima, e alzando un polverone seguito da un report per il New York Times e e da ulteriori testimonianze di attrici come Gwyneth Paltrow, Ashley Judd, Angelina Jolie, Lucia Evans e dipendenti di Weinstein, non si è mai smesso di parlare di lei.

Quello che è scaturito da questa azione collettiva di donne, che hanno reagito a quello che tristemente sembra il cliché del produttore che sfoga i suoi istinti con giovani non completamente consensienti ma loro malgrado omertose pur di avere la possibilità di prendere parte alla grande macchina dell’industria cinematografica, è stato il confluire in un movimento di massa, il #MeToo, anch’io, ovvero non sei sola, non sei l’unica ad aver incontrato lungo la tua strada qualcuno che ha abusato del suo potere per i suoi bassi istinti, quindi alza la testa e denuncia il tuo aggressore. Questo è stato lo spirito che ha animato da sempre il movimento, nato nel 2006 per dare supporto e coraggio a donne e uomini vittime di violenze a prescindere dal loro stato sociale o professione, ma arrivato all’attenzione della stampa estera solo nell’ultimo anno, diventando un fenomeno dall’impatto talmente potente da essere nominato Person of the Year 2017 dal giornale Time.

Ed è proprio qui che la vicenda si ricollega ad Asia Argento, la quale al #MeToo ha partecipato in maniera attiva, sia in manifestazioni americane sia italiane, una su tutte quella dello scorso 8 marzo, in cui al grido #WeToo invitava a partecipare alla marcia promossa dal movimento Non una di meno, attivo anche nello Stivale, coordinata da comitati locali che si sono riuniti tutti a Roma per rinnovare la lotta, ancora lunga, verso una maggiore parità di genere. Differentemente da quanto accaduto in America, qui Asia, personaggio nuovo tra le fila dell’impegno femminista nazionale in maniera così “ufficiale” si è fatta portavoce e leader, mettendo sempre più in chiaro la sua posizione e il suo impegno, ribadito ulteriormente con un discorso accusatorio nei riguardi dell’industria cinematografica sul palco del Festival di Cannes lo scorso maggio, che ha sottolineato l’omertà di chi è complice e il proprio sostegno a chi subisce ma ha ancora timore e vergogna nel denunciare.

Una linea di pensiero ben definita, che sull’onda di questa ritrovata popolarità ha portato Asia ad apparire in televisione in qualità di giudice della nuova edizione di X Factor, ora in corso, a cui probabilmente dovrà rinunciare a seguito di un nuovo ciclone mediatico che la vede protagonista. Da agosto, infatti, la donna è al centro di un’altra vicenda riguardante, seppur in diverso modo, le violenze sessuali: in base ad alcuni documenti spediti anonimamente al New York Times, un giovane attore e musicista, Jimmy Bennet – con cui l’attrice italiana ha recitato nel 2004 –, ha ammesso di aver chiesto, proprio durante lo tsunami Weinstein, 380mila dollari a seguito di una presunto abuso subito nel 2013, all’età di diciassette anni. Il denaro, dato con un accordo privato extragiudiziale tra le parti – a dire di lei soprattutto per volontà del compianto Bourdain –, avrebbe dovuto far chiudere la vicenda nel silenzio, ma a complicare i fatti è giunta la divulgazione di alcuni messaggi e foto riguardo un incontro tra Asia e Bennet, diffusi da altre due attiviste del #MeToo, Rose McGowan e la sua compagna Rain Dove, le quali proprio nelle ultime ore hanno ridimensionato le loro accuse, chiedendo scusa ad Argento, che intanto minacciava azioni legali contro di loro per diffamazione.

Un’accusatrice che diventa accusata per l’opinione pubblica può arrivare a mettere in discussione non solo l’impegno e la buona fede delle sue ultime battaglie, ma anche le stesse violenze da lei subite e tutta l’autorevolezza del movimento. Se anche fosse vero che Asia Argento abbia costretto un minorenne ad avere un rapporto con lei, tutto ciò non deve delegittimare il fatto che l’attrice, a sua volta, abbia subito violenze e che l’organizzazione a cui ha preso parte sia formata da donne che realmente siano state abusate e che combattono insieme per far in modo che, ad esempio, alla prima denuncia le autorità si possano muovere in maniera più tempestiva per evitare le successive.

Senza entrare nel merito della vicenda, per cui è in corso un processo mediatico più che un vero e proprio processo in aula, ciò che può lasciare allibiti è la poca eleganza con cui si sta affrontando la questione, con titoli falsi e dettagli pruriginosi degni del salotto pomeridiano di Barbara d’Urso. Il tutto appare banalizzato a una semplice storia da rotocalco, senza tener conto delle conseguenze che si ripercuotono sulla famiglia di Asia e sui suoi figli, persone che è difficile proteggere dalle continue notizie che giornalmente rimbalzano in un gioco delle parti dove non vince nessuno. Perché è davvero questa l’impressione che si percepisce: alla luce dei fatti, comunque vada la vicenda, qualsiasi siano le strade legali e non intraprese, entrambi i protagonisti ne usciranno sconfitti soprattutto per come hanno deciso di affrontare i media.

Intanto, anche se in maniera preventiva, pare che Argento, di comune accordo con i vertici Sky, abbia rinunciato a fare da giudice nel corso delle dirette televisive di X Factor, a suo dire per non distogliere l’attenzione dalla musica, vero fulcro del programma, ma non basta: la faccenda è ancora sulla bocca di tutti i giornalisti di cronaca che fanno della morbosità il loro punto forte. Bennet, ad esempio, è stato invitato, domenica 23 settembre, da Giletti nel programma Non è l’arena dove è stato sottoposto a domande molto personali, nonché alla ridicolizzazione: di uomini che ricevono violenze sessuali da donne si parla davvero molto poco, una mancanza che indica una notevole disinformazione e una non curanza delle numerose sfaccettature di un abuso che ha gli stessi risvolti psicologici in chiunque, al di là del genere, è semplicemente vittima.

Asia Argento, d’altra parte, ha accettato un’intervista in esclusiva per il Dailymail in cui ha raccontato quanto queste bugie abbiano distrutto la sua vita: ha pianto, ci sono state le pause esatte al momento esatto, sono stati ricordati il compagno scomparso da poco e le accuse di Bennet senza tenere il punto sulla situazione, senza dare i chiarimenti dovuti che ci si sarebbe aspettati da un’intervista simile ma puntando soprattutto a voler dare il giusto tono patetico. Così il dolore è stato spiattellato in faccia senza filtri, si è accusato l’altro di aver rovinato l’altrui vita e, in ogni caso, sembra si sia perso il pudore di chi subisce un’ingiustizia ma con riserbo decide di esporsi ugualmente per far in modo che la propria esperienza possa dare coraggio a chi si trova nella stessa situazione, ripeto, di vittima.

Non si sa e forse non si saprà mai tra Argento e Bennet chi abbia subito davvero l’ingiustizia, ma forse neppure è davvero necessario saperlo: la gente comune riuscirà ad addormentarsi ugualmente la notte, non cambia molto esserne a conoscenza per me o per chiunque altro abbia letto qualcosa o si sia informato a riguardo, cercando di capire dove sembra sia voluto che non si faccia luce. Perché, in realtà, tutti e due hanno subito un’ingiustizia: in modi diversi ma entrambi manipolatori e manipolati da un sistema mediatico che vuole il dolore così enfatizzato da non sembrare nemmeno più dolore.

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