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Apollineo e Dionisiaco. Giorgio de Chirico, una mostra neometafisica

Giorgio de Chirico è stato un pittore del silenzio, un artista di architetture solitarie, di miti e di ombre. Le sue opere, grandi o piccole, a colori o in bianco e nero, avvolgono lo spettatore in atmosfere straordinarie, trasformando chi guarda in un testimone silenzioso di qualcosa che mai prenderà vita, fermo in un oblio dove il tempo è sospeso.

La mostra a lui dedicata – che si terrà a Nola dal 18 febbraio al 18 marzo – racconta soprattutto, attraverso opere più note ma anche meno conosciute, gli ultimi dieci anni di attività dell’ormai ottantenne artista durante i quali egli ha ritrovato una tranquillità lavorativa tale da abbracciare un nuovo periodo di ricerca, la Neometafisica.

La pittura Metafisica può essere considerata quale asse portante di tutto il Novecento rivelando la genialità di un pittore che ha privilegiato l’autonomia espressiva, la compiutezza formale e la lezione della storia. Il passaggio dalla Metafisica alla Neometafisica è breve e lineare. Si tratta di una rielaborazione delle sue creazioni, un periodo nuovo e luminoso nel quale de Chirico ha interpretato la sua “metafisica giovanile” e l’ha contaminata con l’incredibile iconografia delle sue opere degli anni Venti e Trenta, ottenendo risultati assolutamente nuovi.

“Apollineo e Dionisiaco. Giorgio de Chirico”, l’affascinante esposizione curata da Ermenegildo Frioni, Pasquale Lettieri e Marcello Palminteri – ospitata presso la Chiesa dei Santi Apostoli – nasce, inoltre, con l’intento di conferire ulteriore valore alla storica natura di Nola come città d’arte.

 Il Complesso dei Santi Apostoli, da poco riportato all’originario splendore, nel XVII secolo fu consacrato al culto dei morti. Testimoni di questa forte devozione sono il teschio che si trova in cima alla facciata della chiesa e i due teschi che si trovano ai lati delle scale e che accolgono il visitatore nel suo ingresso alla navata.

Una navata ampia, che ospita sui lati, tra una colonna e l’altra, 26 quadri tra cui litografie, litografie a colori, incisioni e acqueforti i quali, posti su pannelli bianchi e impreziositi da una cornice dorata, diventano un tutt’uno con la chiesa deliziosamente barocca.

In questa mostra è subito possibile cogliere il grande amore del pittore per i cavalli, ma anche e soprattutto i riferimenti ai luoghi della sua giovinezza: valli greche, rovine e piazze delle città in cui ha vissuto.

De Chirico ha compreso, forse prima di tutti gli altri pittori del suo tempo, che una pittura nuova non potrà mai essere considerata una novità di formule in quanto la pittura stessa non è altro che una trovata geniale. Ciò che conta è la verità in essa racchiusa, una verità ricercata nel “mistero” metafisico così come nella “bella materia” della pittura antica.

Il suo utilizzo di tecniche antiche e forme del passato non è nostalgia, ma anche e soprattutto una satira appassionata verso quell’umanità che egli ha respinto e attirato a sé allo stesso tempo. Una satira che spesso ha rivolto anche a se stesso dipingendosi nelle pose e nei costumi più strani. La sua pittura metafisica pone sempre in discussione la profonda asincronia tra la vita poetica e quella reale, confrontando il suo modo di essere con quello degli altri.

In questa mostra si osserva il suo ritorno ai primi del Novecento, un ritorno che porta l’artista verso l’interpretazione e l’approfondimento della forte volontà di confrontare se stesso con la pittura, un vero e proprio rito a cui si chiedono novità e fedeltà. La sua grande inventiva vive nei cicli che si ripetono: dalle “Piazze” ai “Manichini”, dai “Cavalli” ai “Gladiatori”, dai “Bagni misteriosi” agli “Interni”, dai “Mobili nella valle” ai temi mitologici, dai ritratti alle nature morte.

Tale corrente permette di soggiornare tra il vero e l’irreale, tra la realtà impossibile e la possibile irrealtà, l’assunto straordinario di un flusso che non ha smesso di influenzare le traiettorie dell’arte

Ripercorrendo questi ultimi anni del grande maestro è possibile cogliere i tantissimi riferimenti artistici che egli è riuscito ad accordare alla propria maniera, una visione moderata, surreale e in grado di spiazzare, ma che si rivela apparentemente reale nell’architettura o nella struttura di tutto ciò che rappresenta.

*foto di Francesca Testa©

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