Il Fatto

Annunciazione! Annunciazione!

Annunciazione! Annunciazione! e poi il seguito, ormai ben noto a tutti, di quello che è stato il pezzo più amato della Smorfia con Troisi, Arena e De Caro, e che ormai, magia del teatro, è diventata la rappresentazione più replicata che va in onda quotidianamente dagli schermi del Viminale in collegamento con Palazzo Chigi.

Le battute quasi sempre si fondano su fatti reali ma mai casuali, parte di un disegno, di una strategia propria di una forza politica i cui fondamentali affondano le radici nei classici egoismi territoriali infarciti di ignoranza e di un provincialismo ancora palpabile, seppure oggi in situazioni economiche decisamente migliori ma non al passo con un’evoluzione culturale ancora patrimonio non di tutti gli strati della popolazione.

Il rito delle ampolline, le armature, le scene da Brancaleone da Norcia annualmente date in pasto a tutto il Paese dai prati di Pontida, i proclami ridicoli e quelli infarciti di odio per tutto quanto umanamente esistente dalla Padania (?) in giù, sono stati sempre visti da chi lontano anni luce da quelle ridicole rappresentazioni come qualcosa di folkloristico, ma prese per puro interesse in seria considerazione da chi per vent’anni si è fatto dettare l’agenda di governo ricevendone soltanto utilità numerica e zero assoluto in contributo per la crescita della nazione.

Sfruttata al massimo con l’era Bossi la capacità di inserirsi capillarmente nelle realtà locali del Nord, contrariamente all’incapacità di gestire banche e altre attività fallimentari economiche e investimenti dei più strani con i contributi elettorali, l’era Salvini ha cancellato con un colpo di spugna il peggio del peggio, scaldali compresi, superando in tempi davvero brevi quella linea di demarcazione voluta con forza non solo dal predecessore e famiglia ma anche dai vari Borghezio ed esemplari simili.

La metamorfosi ha rapidamente fatto presa oltre la linea di demarcazione in quei territori dove per anni è piovuto vomito leghista che in un baleno si è trasformato, come per incanto, in pioggia di petali di rosa che ha inondato masse senza identità politica ma sempre utili all’occorrenza, con Berlusconi, strizzando un occhio a Fini, per poi innamorarsi del Renzi di turno per finire nelle braccia di chi ce l’ha più duro, di chi, al momento propizio, sa meglio alzare la voce e mostrare il volto e la mascella più tosta, di chi sa meglio rispondere a quegli istinti purtroppo connaturati in gran parte degli italiani brava gente, più volte su questo giornale rintracciati in nei non sono razzista ma…, sono per la democrazia ma…, aiutiamoli a casa loro, e così via dicendo. Dimenticavo, anche nei ma perchè il PD…

Sono insopportabili le ormai stantie valutazioni delle tornate elettorali e, in particolare, delle due recenti dove tutto si è ridotto al voto di protesta, motivo del travaso di consensi da una forza all’altra e il cui vero dissenso è stato solo nell’astensionismo, sempre in aumento per scollamento definitivo tra la gente e la politica. Gli artefici di tutto quanto, intanto, cercano sempre più di riconoscersi e di apprezzare quelle forze, o meglio, quell’uomo che più interpreta i loro istinti e desideri, che soddisfi meglio la loro contrarietà alla diversità, che risponda alla voglia di intolleranza e di ogni inclusività che possa in qualsiasi modo intaccare il proprio orticello, i propri egoismi.

E, allora, via con gli annunci che aprono la strada a una maggiore fiducia non con il governo ma con il Lello Arena di turno, Annunciazione! Annunciazione!, con chi un giorno ordina di chiudere i porti, l’altro di rimpatriare migliaia di migranti, l’altro ancora contro i Vucumprà sulle spiagge: tre mesi di proclami serviti soltanto a rafforzare da subito la propria posizione sui 5 Stelle, movimento ormai a rimorchio, e a oscurare del tutto un Presidente del Consiglio già fantasma di suo. Un’operazione politicamente e strategicamente perfetta in quella che è la politica di basso livello dallo sguardo lungo solo per fini elettorali futuri che porterebbero l’ex felpato a rientrare nel centrodestra più forte, sempre che l’immortale non stia giocando su altro tavolo tutt’altra partita.

Nel frattempo, in attesa che si parli di lavoro, di giustizia, di scuola, di università e che la componente maggioritaria dell’esecutivo decida di sganciare il rimorchio svegliandosi dal sonno, il Capo del governo in pectore continuerà i suoi annunci che danno tanta, tanta soddisfazione agli utili all’occorrenza.

Annunciazione! Annunciazione!
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