Interviste

Alessandro Silvello: “Fridays For Future? La nostra sopravvivenza dipende da tutti”

Quel ragazzo di 25 anni in testa al grande corteo di circa 100mila persone svoltosi a Milano, come in tantissime altre città del mondo, per lo sciopero generale per il clima ripreso da quasi tutte le emittenti televisive, mi ha particolarmente incuriosito. Così, parlandone con il mio amico blogger Pierluigi Del Pinto, che ha ospitato un suo scritto su CONTAME – raccogliamo storie, gli ho chiesto di mettermi in contatto con lui.

Alessandro Silvello, con il suo cartello bene in vista – Mi sono sempre chiesto perché nessuno facesse qualcosa, poi ho realizzato. Siamo noi quel qualcuno – è il leader che assieme a tanti altri ragazzi ha accolto l’appello alla mobilitazione della giovane Greta Thunberg. Da sempre sensibile ai temi ambientali, ha speso le sue energie per organizzare l’imponente manifestazione dello scorso 15 marzo nel capoluogo lombardo, che è risultata essere tra le più partecipate in Europa. L’ho rincorso, seppur assediato da giorni da giornali e televisioni italiane ed estere, per rivolgergli alcune domande.

A ottobre dello scorso anno dati allarmanti da parte degli scienziati delle Nazioni Unite riuniti in Corea del Sud hanno invocato misure eccezionali o sarà un disastro per tutti. A distanza di pochi mesi una marea umana ha attraversato le maggiori città del mondo suonando una vera e propria sveglia per le istituzioni internazionali e nazionali. Quale la scintilla che ha scatenato un processo che sembra non intenzionato a fermarsi?

«La scintilla che ha dato il la sicuramente è rappresentata dal fatto che una ragazzina di appena 16 anni si sia mobilitata per temi più grandi di lei non curante dell’età, nonostante la sindrome e l’impossibilità di incidere politicamente su questi argomenti, ma anche dal suo essersi fatta carico di una responsabilità personale morale e sociale globale rilanciandola in/e alla rete, e a chiunque fosse disposto a mettersi in gioco per salvare il pianeta, dando modo così di far comprendere che la sorte della nostra razza e della nostra vita non dipende soltanto da chi ha responsabilità politiche a livello mondiale ma da tutti.»

C’è il rischio, in mancanza della strutturazione di un movimento internazionale, di disperdere una potenzialità straordinaria, un processo che in particolare il mondo giovanile sta dimostrando di voler portare avanti sui temi dell’ambiente? E quali strategie si darà il movimento nel nostro Paese?

«Sì, c’è il rischio, ma appunto per questo molte delle energie interne e dei principali coordinatori e co-organizzatori locali sono utilizzate per un’evoluzione – che sarà a mio avviso perenne e non raggiungerà un punto di stabiiltà – di una struttura sempre più capillare e democratica possibile. Le strategie sono state quelle di avviare un processo di organizzazione e coordinazione nazionale indicando il weekend del 12/13/14 aprile come date per la Convention e l’Assemblea nazionale costituente di FFF Italia.»

Ritieni ci possano essere, lungo il cammino, i rischi di un forte condizionamento della politica, che certamente non vorrà farsi estromettere dal tema ambientalismo anche se, fino a oggi, con risultati tutt’altro che edificanti?

«Simili pericoli esistono certamente, ma stiamo creando con l’assemblea anche delle linee guida comportamentali, quindi un codice etico su scala nazionale e locale (anche in base a quanto emerso dalla conferenza al Parlamento Europeo di Strasburgo), sia per gli attivisti che per i portavoce che si fanno carico di rappresentare le istanze affinché questi rischi vengano preclusi o comunque mitigati alla fonte.»

La posizione del Presidente Trump sul clima e più in generale sui temi dell’ambiente potrà condizionare significativamente i Paesi aderenti al Patto. Quale l’atteggiamento che dovrà assumere il movimento a livello internazionale per portare avanti gli obiettivi, in verità, davvero ambiziosi?

«Trump è solo uno dei tanti grossi problemi che ci circondano. Ci tengo a sottolineare che il Presidente USA è una conseguenza e il frutto del risultato del buon operato dell’agenda delle lobby negazionistiche e come tale va affrontato su un piano globale e non locale in modo concertato tra tutti i movimenti ambientalisti. Personalmente, non lo ritengo un grosso ostacolo, a mio avviso è solo un rottame del passato che cerca ancora attenzioni in vista delle elezioni presidenziali. Gli obiettivi non sono ambiziosi, sanno quasi dell’impossibile, è assai diverso. Qui si tratta pressoché di un miracolo, quindi il movimento dovrà darsi molto da fare, ma non vorrei entrare troppo nei tecnicismi.»

Ci sarà alle prossime Elezioni Europee una lista di riferimento del movimento?

«No, non ci sarà alcuna lista di riferimento. Noi siamo apartitici e come tali non daremo indicazioni di voto. Solo chi raccoglierà le nostre enormi preoccupazioni in successive azioni concrete potrà poi eventualmente avere la chance di potersi interfacciare a tu per tu con il movimento.»

    

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