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A Natale regala un libro: la redazione consiglia

Di tutte le funzioni della letteratura, una delle più felici è far riconoscere tra loro persone nate per capirsi. La definizione di Laurence Cossé ne La libreria del buon romanzo riassume forse al meglio quello che vuole essere il nostro augurio per queste feste. Riconoscersi, capirsi, trovarsi. In un mondo che si separa, che aspira a muri, che addita l’altro come il nemico, un libro è probabilmente il dono più semplice ma prezioso per prendersi cura di chi si ama.

Come disobbedienza civile, leggere è, ancora oggi, un atto rivoluzionario, la porta verso l’ascolto, la comprensione, la critica sociale. In attesa del tradizionale scambio di regali, dunque, abbiamo pensato di consigliarvi alcune delle storie che più ci hanno colpito. Magari, qualcuna tra queste si nasconde proprio sotto il vostro albero. Buona lettura!

Alessandro: Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio – Remo Rapino (minimum fax, 2019)

libroIl Novecento è stato un secolo di sottrazione e conquista, di guerre e progresso, di immagini e proiezioni. La vita di Bonfiglio Liborio ha attraversato gli anni dal 1926 al 2010 sciupandosi a poco a poco, lasciando il protagonista dello straordinario romanzo di Remo Rapino solo con i suoi pensieri malinconici e distorti. La sua lingua è una danza leggera, il racconto indelebile, l’Italia è un Paese che ha attraversato il conflitto mondiale, la crisi industriale, gli anni di piombo, e i personaggi sono passati come le stagioni e la neve sulle montagne. Il manicomio in cui Bonfiglio Liborio saluta i suoi giorni sembra una meta annunciata, una ferita che il lettore riesce a sanare soltanto con l’empatia che sviluppa verso il cocciamatte con gli occhi uguali uguali a quelli del padre mai conosciuto. Un capolavoro della letteratura moderna destinato a lasciare un segno, e non solo in questo 2019.

Flavia: Non rivedrò più il mondo – Ahmet Altan (Solferino, 2018)

libroNon rivedrà più il mondo, o forse si. Ahmet Altan è in carcere dal 2016, condannato all’ergastolo senza condizionale per presunta complicità nel fallito golpe ai danni di Erdoğan, il Presidente turco. Da allora, vive solo con la sua penna, la pericolosa arma che gli è costata la prigione, l’unica libertà di cui nemmeno la dittatura riesce a privarlo. Il volume è un diario di prigionia, uno di quei libri che fermano il tempo e invitano a riflettere, a cercarsi nello specchio, l’oggetto che – scrive il giornalista – dimostra che esisti e la cui assenza gli permette di prendere le distanze dalle cose e dalla sua stessa condizione di recluso, di guardarla da fuori, di raccontarla con commovente lucidità. Altan descrive le sue giornate, gli incontri – furtivi – con detenuti vittime della stessa censura o di un’irragionevole repressione, il dolore delle manette ai polsi, la violenza degli ordini, lo sferragliare del metallo tutto intorno. Descrive il potere dell’immaginazione, del ricordo, del viaggio, della lettura. Elementi che gli consentono di sopravvivere, di non perdere la propria voce, di non svegliarsi mai in carcere. Ancora inedita in patria, Non rivedrò più il mondo è un’ode alla scrittura, la scomoda testimonianza di chi grazie a essa non si trova né dove è né dove non è, ma attraversa i muri e raggira la tirannia. Da diffondere.

Francesca: I testamenti – Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, 2019)

Il seguito de Il racconto dell’Ancella – da cui è stata realizzata la serie The Handmaid’s Tale – è un libro che non ha deluso le aspettative e nel quale l’autrice racconta ancora le crudeltà del regime di Gilead. La storia si concentra su tre temi importanti: donne, odio e libertà. Nel testo, si chiariscono diverse questioni, spiegando cos’è successo a Gilead e come ha avuto vita il suo declino. Rispetto al primo libro, la vicenda è raccontata da una prospettiva diversa: la narrazione, infatti, è affidata a zia Lydia – personaggio già presente ne Il racconto dell’Ancella –, una donna spietata e ben disposta a massacrare le sue vittime senza farsi scrupoli. In realtà, rappresenta il paradosso della società che la scrittrice intende condannare: la donna è sì un fiore prezioso, ma allo stesso tempo può diventare una minaccia. Dopo quindici anni, dunque, Margaret Atwood ha finalmente colmato il vuoto lasciato ai suoi lettori, vincendo per di più il Booker Prize 2019. Un libro che consiglio assolutamente, da leggere tutto d’un fiato.

Vincenzo: Liberati della brava bambina. Otto storie per fiorire – Maura Gancitano e Andrea Colamedici (HarperCollins, 2019)

libroI filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, ideatori e organizzatori della Libreria-teatro e delle edizioni Tlon, ci raccontano otto storie che vanno dal mito all’età contemporanea dove le donne forti sono sempre state condannate al silenzio. Essere una brava bambina, una brava moglie e una brava madre: questo è sempre stato il significato del dover essere donna. Attraverso il racconto delle vicende di Era, Malefica, Elena, Difred, Medea, Daenerys, Morgana e Dina, tratte da saghe, leggende ed epopee letterarie, e con l’aiuto della filosofia che problematizza ciò che tradizionalmente viene dato per scontato, si possono scoprire modi diversi con i quali poter essere donna ed esprimere la propria femminilità. Facendo le domande giuste sul significato delle cose e i comportamenti nel mondo, i ritratti femminili delle storie narrate in Liberati della brava bambina insegnano come liberarsi dalle gabbie psicologiche e da quelle del proprio ruolo societario e trasformare le difficoltà in opportunità. Con un processo che parte dal riconoscimento personale e arriva a quello esteriore, aprendosi alla fioritura e a un nuovo modo di stare al mondo.

Chiara: Persone normali – Sally Rooney (Einaudi, 2019)

libroPersone normali è stato uno dei più discussi casi editoriali di quest’anno. L’autrice, Sally Rooney, aveva già scalato le classifiche con il suo primo romanzo, Parlarne tra amici, con il quale aveva dimostrato di saper cogliere le stranezze della modernità e le nuove dinamiche che caratterizzano le relazioni sentimentali del ventunesimo secolo. Persone normali, invece, racchiude in poco più di duecento pagine la storia di due giovani, Connell e Marianne, che non potrebbero vivere vite più diverse e che, nonostante le differenze, si incontrano più volte nel corso delle loro esistenze, finendo per condividere una lunga relazione. Il libro, con la sua prosa svelta e giovanile, ha diviso la critica, come spesso accade quando si parla di modernità, quella a cui è difficile abituarsi, fatta di scoperta di sé e di instabilità, anche nei sentimenti, che tratteggia in tutto e per tutto l’immagine delle nuove generazioni dipingendo personaggi realistici ma limpidi. Quella dei due ragazzi è una storia che si avvicenda nel corso di diversi anni, una storia allo stesso tempo profondamente romantica e realisticamente cruda, che nella sua particolarità e con il suo epilogo dolceamaro rappresenta la sintesi perfetta della vita vera.

Giusy: Momenti straordinari con applausi finti – Gipi (Coconino Press-Fandango, 2019)

libroNonostante la semplicità delle immagini e dei colori, il fumetto di Gipi riesce a indagare e a mettere a nudo i sentimenti e le debolezze umane, rendendole sempre con grande sarcasmo. L’ironia caratterizza l’intera vita del protagonista, un comico che, abituato a far sorridere il suo pubblico con degli amari monologhi, di fronte alla madre in fin di vita non riesce a reagire e finisce per ripercorrere tutti i momenti che l’hanno portato a essere così com’è. Si tratta di immagini immediate che restano stampate negli occhi, di frasi dure e schiette in cui ciascuno si può rivedere, una storia che va letta con attenzione e con profondità, in cui il senso è molto più grande di quello palesato nelle rappresentazioni. Il libro, inoltre, ha una nota autobiografica poiché Gipi ne ha intrapreso la scrittura proprio dopo la scomparsa della madre che, a suo dire, ha superato grazie a questo lavoro.

Marina: Il mio Anno di Riposo e Oblio – Ottessa Moshfegh (Feltrinelli, 2019)

libroImmagina di poter dormire per un anno intero. Immagina di lasciarti scivolare in una nera spirale d’indolenza, restare sospeso sul mondo, indipendente dal suo orbitare. Nel libro di Ottessa Moshfegh, una giovane donna ventisettenne decide di passare dodici mesi in questo stato d’intorpidimento. Lo sfondo della vicenda è un lussuoso appartamento di Manhattan agli albori degli anni Duemila. Lo scopo di questo bizzarro trattamento è risvegliarsi completamente nuova, come una crisalide che si avvolge nel bozzolo per riemergerne farfalla. Per indursi il sonno, la protagonista ingolla una stupefacente quantità di sedativi e psicofarmaci, prescrittile da una psichiatra irresponsabile e genuinamente incapace. La forza del romanzo sono i suoi personaggi: surreali, caricaturali, estremi nel ricalcare i tratti e le psicosi della borghesia che prendono di mira. Tutte le relazioni sono di facciata e s’intrecciano solo per invidia o desiderio. L’unica emozione autentica è il dolore. La giovane non ha nome, quasi a sottolineare la sua presenza nel mondo vigile solo come fantasma e la sua volontà di azzerare ogni traccia di identità pregressa. Il suo ottundimento indotto, il suo anno di riposo e oblio diventano un’installazione in una galleria, in una società in cui persino il bello è divenuto posticcio e l’arte un passatempo per ricchi annoiati. Irriverente e irrinunciabile.

Farouk: Non lasciamoli soli. Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere – Francesco Viviano e Alessandra Ziniti (Chiarelettere, 2018)

libroNon lasciamoli soli. Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere è un libro che suggerisco non solo a chi ha la passione di leggere ma, anche, ai potenti perché mentre lo sfogliavo non riuscivo a non pensare a loro. Non riuscivo a non pensare, ad esempio, come possano fingere di non vedere che a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste ci sia gente che viene maltrattata, torturata, violentata e stuprata per volere chi ha il potere di decidere il destino di altre persone, di altri esseri umani. È di questo che parliamo, in fondo. Di esseri umani.

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